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mercoledì, novembre 30, 2005
il clown esegue virtuosismi e giochi di prestigio, tiene in bilico una colonna di bicchieri sul naso, semina boutades scoppiettanti (sostiene di sentire gli odori con le orecchie), si spiattella un uovo sulla fronte, inghiotte una candela accesa, spara e coglie una pulce in bilico sul trapezio, atterra un collega colpendolo sul cranio con uno spruzzo di panna, si sfila una maglia lunga diciotto metri, s’impiastriccia di piume, acqua, farina e ruzzola come fosse una biglia, piange, ride, canta filastrocche con voce baritonale, suda copiosamente e, mentre gli crollano sui piedi i pantaloni, s'accosta all'orlo d'un trampolino, pronto a buttarsi per centrare una minuscola tinozza piena d’acqua
- il pubblico applaude stancamente: "sì sì, sei bravo! adesso, però, facce ride' "
martedì, novembre 29, 2005
e noi che sappiamo dare risposte a domande inesistenti, che siamo fili di bava infinitesimali e tralucenti espulsi da un qualsiasi buco nero, sentenziamo così, così, così e così, come fossimo gl’ispiratori dei deliri di divinità pigre e pseud'onniscienti - inutili e protervi - e, intanto che disputiamo, giochiamo alla morra cinese, da bravi bari invariabilmente vinciamo, assegnando al significante sempre punti zero
domenica, novembre 27, 2005
..mentre la massa d’acqua si placava, l’aria ancora tremò - per un po’ le fasce di legno sembrarono flettersi come fossero brandelli di caucciù - un tempo indefinibile passò - nell’attimo successivo, sembrò che l’arca si ricomponesse col dignitoso sussiego di una marionetta nel finale della recita - tutto tornò immobile e disteso - fu allora che s’udì il lupo lanciare un grido due ottave più alte delle sue consuete corde - la scimmia, faticando a districarsi da una matassa del suo pelo, emise un rapido rosario di piccole bestemmie - l’oca si contò le piume e sorrise, come sempre a tutto impermeabile - la jena sputò il riccio che ospitava tra le fauci ormai ferite - la coppia di delfini piroettò tre volte su e giù dall'acqua, testandone il calore - un pitone s'accollò le pulci sulla schiena - il toro sfilò l’alga che gli si era incastonata tra le corna e tutti capirono di essere approdati in paradiso: a vederlo, sembrava tale e quale alla terra..
ci vollero parecchi, irritanti minuti perchè, nella luce azzurrina, le bizzarre e slabbrate frange della costa apparissero per ciò che erano, scure e impiastricciate da una strana coltre vischiosa - faceva freddo - l’orango s’aggiustò meglio la dentiera e chiese l’ora al nocchiero, poi riaccese il cellulare - malgrado grondasse acqua, gli parve funzionasse - provò a chiamare un tassì..
venerdì, novembre 25, 2005
a giudicare dal ritmo con cui vedo scattare il mio contatore visite, direi che i casi sono 2: o splinder "sta lavorando" veramente troppo, oppure il blog di questo ameno signore dev'essere davvero molto, ma molto letto..
mercoledì, novembre 23, 2005
"uomo insultato, perde la faccia"
gli era accaduto poichè non stava al gioco
gioco non è parola esatta: meglio dire al giogo
il giogo gl’imponeva di far finta di nulla
(far finta di nulla è regola prudente nei casi della vita)
(i casi della vita sono spesso soggetti a ostilità)
l’ostilità ostentata gli fece crollare ogni cautela
con la cautela perse la cognizione di causa
la causa era nascosta, a onor del vero
il vero, gravemente offeso, scadde a basso livello
a quel livello s’involò un insulto
l’insulto lo colpì saltando le premesse
le premesse erano in anticipo sul venire al sodo
il sodo gli sfondò un orecchio sul più bello
e sul più bello avvampò come se fosse fuoco
quel fuoco gli bruciò tutta la faccia
la faccia s’arrossò e, palesemente paonazza
svanì, di lì a poco
martedì, novembre 22, 2005
scrivere non è un'attività salubre - è una malattia - è una malattia incurabile - tanto vale, dunque, continuare a scrivere
sabato, novembre 19, 2005
2 giorni di adsl out, di server impallato (per tacere di splinder) e di computer spento - eccone il risultato: n.2 colazioni cappuccino/cornetto consumate al baretto in piazza n.1 lunga passeggiata a raccogliere pigne n.2 escursioni proficue al supermercato del materiale elettrico n.1 libro interamente letto a letto n.4 ore di abbiocco a spiare le nuvole, in terrazza n.1 brillante restauro del vaso cinese da me medesima rotto numero imprecisato di telefonate insolitamente ricevute e fatte n.24 circa handmade-biscotti (del tipo buono ma brutto) n.9 ore filate di sonno, la notte n.35 sigarette intonse che bella, l'innocente fuga vacui dall'imperativo, a trastullare minuzie rilevanti nel battito di ciglia d’un quasi nulla lungo 48 ore (e figurarsi che, a un certo punto, ho perfino creduto che il preparare l’impasto dei biscotti fosse un puro atto creativo)
mercoledì, novembre 16, 2005

da una costola incrinata di roquentin.net, nasce unità di crisi - una rivista che, come atena, esce dalla testa alla vista già adulta, già vestita e (se non sbaglio) armata: a una prim’occhiata, più che unità di crisi, qui s’intravede l’unità di crasi d'un coacervo di temperamenti che, contaminati gli uni dagli altri, danno vita a un’alchimia d’umori, una combinazione aspra, amara, forte, tenera e spumeggiante di sangue, flemma, bile bianca e nera che ci voleva e, se prima non c’era, ora c’è!
martedì, novembre 15, 2005
"il fosforo ha un nome molto bello, vuol dire portatore
di luce, è fosforescente, c’è anche nel cervello.." (caspita.. anche nel cervello??)
Primo Levi, "il sistema periodico"
lunedì, novembre 14, 2005
venerdì, novembre 11, 2005
non avvi dubbio: sono, i nostri, tempi artificiosamente velocizzati e inclini all’accelerazione..chi resta nella stasi, prima o poi crolla e sprofonda negli oscurissimi anfratti della terra ho seguito ieri, e per la prima volta, il profeta catodico ideatore d’un tormentone di successo che categorizza lentezze e dinamismi, sbilanciandosi, audace e trasgressivo, nell'apologia dei secondi (intesi in senso lato) - e ho appreso che l’omelia settimanale ha già catechizzato un circa 46% delle genti shareggiate - bon, mi sono detta, per allinearsi alla teoria novizia toccherebbe, a priori, sfrattare la pigrizia! ma prima d’adeguarmi a pratiche agoniste e "mozza fiato", (fase posteriore al "fiato sospeso" e in netto anticipo sulla probabilissima e finale "stroncatura del fiato") dovrei sbaraccare ogni indugio dalla mente e abbandonarmi alla ritmica travolgente - così, dunque, m'obbligherei ad infliggermi l’apnea dell’urgenza piuttosto che adottare un lento e più prudente respirare? e tutto questo, in omaggio a quale religione, a quale scienza? per collassare in guisa di pietra rotolante dovrei rinunciare a ogni festina lente? scollata dall’album delle figurine virate a seppia, dovrei trasformarmi in macchietta colorata e rocchettara, lasciarmi trascinare via e immandriarmi a ballare esagitata nella valle del banale che, come noto, confina con la prateria del nulla, proprio là dove s’agita, abissale, la palude della schizofrenia? naufraga nel mare dei dubbi, mentre beatamente m’assopivo a metà del sermone, ho avuto la visione soave d’una patty smith che affondava in un vortice di cacca - e v'affondava curiosamente lenta
giovedì, novembre 10, 2005
la donna del tenente italoamericano (o che sia, forse, la nonna?)
- la voce fiacca e contratta da catarri ingarbugliati a volute d’un moncone di sigaretta manco avesse una stecca incastonata nel palato, la gagliarda nonnetta scruta il nulla e confessa “devo la mia esistenza provvisoria ad un difetto di presenza - sono un oggetto catapultato dentro un soggetto seriale - coniugata all’infinito con un participio presente molto imperfetto, vivo il mio magistero familiare apposturata, dietro lo schermo della timidezza, sul quarto canale - lì, spendo le ore in cerca d’un riscatto e aspetto l’alba d’un giorno risolutivo che getti luce piena sul sodalizio con l’uomo noto, seppure senza nome*, mio compagno di vita” - il tono sale e, intanto che racconta, monta il risentimento “per lui, spesi anni luce a sbiancare calzini e rabberciare abiti e impermeabili stazzonati e puzzolenti di sigaro e d’altre diavolerie piccanti - vestale reticente e solitaria in colonia penale senza secondini, questo mio ruolo di comprimaria nella colombaia catodica, evanescente e mal connotata, mi deprime e stanca..” - qui dovreste già intuire (malgrado io tenti di sfumare i dettagli della scabrosa sostanza) la tragedia dell’anziana domiciliocoatta - il suo racconto continua, oscillando tra ciò che precedette l’amaro adesso e un lieve accenno a ciò che seguirà "ormai sono determinata - voglio affrancarmi dall’immagine d’ombra laterale mezzo esibita e mezzo raffrenata che spaccia il mio consorte e, logorata dai pettegolezzi su una mia presunta insipienza, remissiva ma indomita, mi balocco a ricamare punto per punto, e in nero, secondi fini che, realizzati, mi trainino da catartica mattanza coniugale a felice vedovanza - incalza, la vegliarda incattivita "ecco, mi metto a nudo! sono la donna di quel tenente che passa per segugio dal fiuto fino e tatto inesistente - penelope strafatta di sceneggiate mute, accarezzo il progetto d’avvelenare l’orbo di rispetto che m’ha sposata e che, per pudore" (un’imbarazzante differenza d’età separa la coppia: non vi avevo detto che, se lui è sessantenne, lei è centenaria?!) mi cela e ostenta in rapida alternanza - in quarant’anni di sodalizio non ho avuto chances - oggi, invece, ho speranza d’affrancarmi e rovesciare la trama – ebbene, vi anticipo che nel finale del finale, l’indagatore invincibile muore - e tutto questo, come ultima emozione ché; altrimenti, vi ricordereste di me? - in fondo, non sono che una citazione.. mi chiamano "la tragica" - vivo a los angeles - di cognome faccio colombo"
notarella l’ibrido e bastardo personaggio nasce da una contaminazione multipla tra uno sceneggiato (il tenente colombo, di r. levinson e w. link , un romanzo filmografato (la donna del tenente francese, di john fowles) e un'indimenticabile parodia (nonita/lolita, di u. eco) * a tutt’oggi, s’ignora il nome di battesimo del tenente Colombo
mercoledì, novembre 09, 2005
oggi, al solo scopo d'alleggerire la mattinata, propongo di "cercare il melo nell'uovo" passatempo sobrio e originalissimo che richiede pazienza, notevole dispiego di tempo libero e impegno titanico (soprattutto nella preliminare e fastidiosa fase d'implantamento dell'arbusto nell'apparato genitale della gallina)
martedì, novembre 08, 2005
a grande richiesta (grande?? cala, cala..facciamo "a richiesta", evvia), relaziono sul mega-flash mob (mega? naa..forse intendevi "micro", nevvero?) di fiano romano (fianochee?) per Pasolini (ah! bè, sì, quel nome in effetti ricorre, in questi giorni..) nessuno ce l’aveva detto - quando, alle 12 in punto, la vediamo che arranca cadenzata e solenne al centro della piazza, ci scrutiamo perplessi e un bel po’ straniti: gesugesù, ecch’esagerati, questi del Comune: era mica il caso che la banda musicale si mobilitasse..ché, in questo mob che andiamo tramando, ci sembra stonino tanto i tromboni quanto le grancasse! l’equivoco è chiarito e voci amiche c’invitano a sloggiare in fretta (altra, è la ricorrenza!) - disposti a gruppi, noi s’avanza con le terga al muro, semi bendati e semi frascicati di pioggia e intanto che la musica s’attesta sull’attenti e l’aria si prosciuga, per noi inizia la festa: mezza brigata di guercini sfodera l’arma bianca dalla tasca, e mezza tenta a fatica di mantenere l’attenzione desta: una quasi trentacinquina di gole spiegate prendono a sventagliare tersi versi su gli astanti - il brunetto dalle lunghe gambe apre la lista “io so i nomi..” e intanto, sul sagrato della messa sciamano 7 o 8 pulzelle sfegatate, un occhio solo per guatare dove mettere i piedi, attente non cadere nella trappola viscida di vacue sviolinate - poi, è l’arremba al castello - dal balcone ducale sfugge l’assolo, quello programmato - ora non piove più - nel borgo si fa silenzio - qualcuno dice “ehi, ragazzi..Pasolini è arrivato!”
lunedì, novembre 07, 2005
sabato, novembre 05, 2005
PPP a fiano romano
domenica, alle 12 esatte, col sole o con la pioggia, con rabbia, con passione e un po' di nostalgia saremo tutti in piazza - e prima che buone e sagge cose siano dette e anche fatte, non fatevi pregare: siete attesi al castello ducale
martedì, novembre 01, 2005
tra i sempreverdi ridondanti tedio solitario, d’anime vive (pienamente vive) ne incontro poche / e mentre già potrei raccontarmi il mio futuro, leggo belle parole rilevanti o incise in corsivo inglese e garamond maiuscoletto che, vivide, emanano tepore / sento odore di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, crisantemo e mirra: sono gli ex che reclamano attenzione / quando gli chiedo “a che ora risorge l’araba fenice?” scrosciano rivoletti di risate / poi, all’improvviso, nel brusio d’ostinate vite bruciate o cesellate, squilla un unico appello clamoroso / fuoco fatuo? eco di macerie di vita? messaggio ultraterreno? spiritismo? forse..ma no, è solo un sms - non senza cinismo, dice “Last minute: sei ancora in tempo a prenotare w.e. dei Morti in Centri Benessere con Agriturismo"
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