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giovedì, giugno 29, 2006
“mentre sto scrivendo il post che tu stai leggendo, mio disoccupato e fannullone lettore, sono qui con la mano sulla guancia e, a parte un paio di sorsate di collutorio, non so bene cosa metterci dentro”
(senzaqualità cita Cervantes dopo aver letto Borges che inventa Pierre Menard che riscrive il Quijote che s'ispira a Cervantes che scrive con la mano sulla guancia imitato da Quijote, forse da Menard e senz'altro da senzaqualità, a parte un paio di sorsate di colluttorio)
mercoledì, giugno 28, 2006
lo so, l'ammetto: questo template è leggermente orrendo - questo template m'è stato donato e sono moderatamente grata a chi l'ha fatto - questo template qui, a voler essere clemente, si potrebbe considerarlo d'antan se non fosse che è assai più corretto definirlo datato - questo template è del tutto impersonale, graficamente impuro e, per giunta, pesante - inoltre, non m'ispira niente - questo template è seriale ma non è serio e neppure divertente - di questo template non m'aggrada la struttura, né la testata con quel colore arancio un po' buttato lì - questo template ha indecorosamente macchiato parte del mio futuro passato - in effetti, non m'è mai piaciuto questo template qui - però, l'ho amato
per questo non lo cambio
martedì, giugno 27, 2006
attualmente in fase pre-costituenda, la Padazzera si configura come un immanente stato dell'europa centrale: dal punto di vista dell'espansione territoriale, il futuro ente geopolitico si estenderebbe (salvo ripensamenti e/o altre opportunità) dal territorio lombardo/veneto ai 26 cantoni corrispondenti all'attuale svizzera (la cui annessione è prevista entro il 3006) - politicamente orientata verso una criptodemocrazia imperialfederale, la Padazzera* dovrebbe avere come capitale cassano magnago, lussureggiante e suggestivo borgo, noto per aver dato i natali al grande statista di cui però mo' mi sfugge il nome..
*ed ecco alcune delicate strofe dell'inno nazionale padazzerese:
"la padazzera, la padazzera, la padazzeera, la padazzeera, la padazzera, la padazzera, la padazzera l'è una nazion!"
lunedì, giugno 26, 2006
è vero, è un lunedì
ma la giornata
non si può dire che
non sia riuscita
intanto che galleggi sospeso tra gli errori d’una esistenza molle e scialacquata, e annaspi a filo d'aria e t’impelli ad incrociare castelli di destini forgiati a tua portata, t'aspetti che la vita s’infavoli d’eventi principeschi e diventi indorata - al pigro ruminare delle ore, re in Potenza, Campione senza valore, t’ostini - nuotando in superfice - a ricomporre la scacchiera stropicciata dal tremore di pinne intorpidite dal nullafare e, soprattutto, dal morso dell’artrite - t’annoi e sbuffi - giochi pesante e soffri (forse di gigantismo, o di colite) - poi, sproni qualche rosea spanna di carne ai passeggi pedestri sotto i rostri e, in prima linea, sui quadrati truccati, muovi i tuoi pezzi illustri: al trotto gli stallieri, al galoppo i cavalli equilibristi (pesci in barile: alcuni bianchi, tutti gli altri neri) mentre regina, nella torre vuota, racconta favolette ai già da un pezzo mezzomorti alfieri
sabato, giugno 24, 2006
esco a comprare mezz’ora di frescura e scopro che l'orario d'apertura del negozio coincide con l'orario di chiusura - esco, e indosso l'allegro malumore del giorno prima (s’era macchiato - ma ieri l'ho lavato, poi l’ho asciugato al sole e l’ho anche stirato) - esco con il viso arruffato da sei ore di coma sonnacchioso (gli altri, lo chiamano “riposo”) - esco, e innesco il mio sorriso migliore caricato di perfidi dentini (uso aria fritta per detonatore) e, con quello, spammo alla disperata pochissime parole come un atto involuto, indovuto e doloso - esco fuori di me, e mi segnalo un error recidivo "hai un gran brutto carattere" - poi, rientrandomi, decido d'economizzare, almeno, un aggettivo
mercoledì, giugno 21, 2006
 " tête- à- tête"
tavolo da ristorante e/o bar
modello agevolato per coppie romantiche
disponibile anche in versione tri- quadriposto (in caso di presenza contemporanea di più partner)
opzionale: carrello portavivande pensile
lunedì, giugno 19, 2006
me, quel giorno il morale era debolmente alto, sdraiavo all’ombra d’un bonsai succhiando anacoluti ch’ebbi una felice intuizione - e qui non sto a dirvi "fu un’illuminazione strabiliante" - mancando all’improvviso la corrente (capita), essa tornando m’ebbi perfino una folgorazione - in seguito, malgrado mio, mentre ero assente, bruciavo percezioni vedendo molto oscuro, e ora si può schiarirlo oppure no, lo scuro, ché non se ne cambia la valenza: da parte personale, il falò si autofece troppa luce in alto e in basso - si confuse ogn'istanza - dopo, disparvi a lungo, non sentendo però la mia mancanza - non so voi - ma tant'è (nel caso, qualcuno, per favore, potrebbe calcolarmi quanto valga, anche circa, un "tant'è"?)
mercoledì, giugno 14, 2006
"assaggi, assaggi" mi esorta con gioioso sventolio di dita l’anfitrione, in vena di scialacqui e di poesia “il vino genuino è un valore dell’anima" e mi porge un bicchiere pieno a metà, grande quanto un vetrino da provetta che posso contenerlo tra due dita "sa, le viti sono poche e avare" si scusa "e a malapena produciamo quanto basta per le feste: sette bottiglie in tutto, e cinque le lasciamo ad invecchiare" - mentre medito sull’eterea consistenza di certe anime e sulla dose di valori etilici necessaria a risciacquarne la purezza, sento che mi s’impenna una narice al percepire un sotterraneo retroaroma di mentolo combinato all'amaro della pigna silvestre - non ho dubbi, e lo ammetto “capperi, è bagnoschiuma vidal!” - l’ospite s’intenerisce e, accarezzando con devoto affetto la fiaschetta, m’incoraggia a umettarmi l'ugola con qualche goccia del nettare sospetto (io eseguo, ma con un filo di circospezione) - poi, spiega con elegante modestia “all’antica li pestiamo, i grappoli - a piedi nudi lo facciamo, il vino !" in gola mi si gela una domanda: in effetti, l'assaggio svela un forte, inquietantissimo sentore di calzino “ma prima, eh certo, cosa crede, ci teniamo all'igiene..un'abluzione e un tocco di lavanda”
la radice di pirolit, come universalmente noto è, da tempo immemorabile, una radice (dal latino radix) la cui peculiarità è d'essere un prezioso rimedio contro l’insonnia - essa presenta struttura oblunga, con propaggini filiformi copiosamente impregnate di terriccio e parassiti, tale da farla sembrare in tutto e per tutto una radice di pirolit - se avete finora perso tempo ed energie nel depilare, polverizzare e tisanare il tubero, ebbene avete fatto malissimo, ché la sua conclamata azione benefica sul sonno è totalmente estranea a tali operazioni - va detto infatti che, per valorizzarne l’efficacia, è sufficiente limitarsi a cercarlo, trovarlo e poscia estirparlo dal suo habitat naturale: tuttavia, tale fase essenziale comporterà qualche lievissimo disagio, stante che la radice di pirolit, a differenza di quella quadrata (che si estrae da numeri positivi), si estrae scavando, a mani nude, enormi voragini sotto querce secolari (intendasi “sotto le radici di”): per raggiungere il desiderato effetto soporifero sarà necessario raccoglierne dai 138 ai 245 kg - essenziale è iniziarne la raccolta fin da giovanissimi, tenendo presente che ognuno di questi preziosi doni della natura pesa mediamente dai 3 ai 5 grammi - dopo un congruo numero di anni spesi a dissotterrare, avvertirete il caratteristico senso di spossatezza che precede un primo stato subconfusionale di estraniazione dalla realtà cui invariabilmente seguirà una delicata fase invalidante - infine, i risultati s’appaleseranno grazie ad un progressivo (e forse incontrovertibile) crollo sensoriale che potrebbe essere molto, molto, molto simile al sonno..
purtroppo, non è detto che abbiate l’opportunità d'apprezzarlo
domenica, giugno 11, 2006
la pappa inconsistente del tempo vuoto è in offerta speciale, stamattina - di turno, mezzitoni aggraziati al posto dei rumori - in alto, un fumarsi di fogliame abbrustolito sostenta il volo di stormi di pennuti - ah, se almeno fossero caduti, i pennuti, avrebbero imbrattato di soffice stupore i baffi da felino dell’unico quadrupede presente tra le gambe svogliate di quel grumo di gente che respira e consuma irrimediabilmente una condensa d'ozio e malumore - colpite dalla pioggia, fronde d’appassimento verdeviola e giallume diffuso sulle creste più esposte contrastano lo sciame d’azzurrino che, in cauto movimento, sbuffa e si sostiene a stento - la domenica mattina ha un curioso sapore di non-sapore - stagnante (non decolla), un timidissimo vento sbadiglia tra le ore - è facile, se lo si vuole, immedesimarsi totalmente in sé
sabato, giugno 10, 2006
giovedì, giugno 08, 2006
Poi pensa “dopo che sarò fatto, sarà fatto” - Poi dice " dopo che sarà fatto, sarò fatto" - Poi è stimolato, e trema d’emozione per l’icastica forza di quest'ultimo assunto - Poi s’accorge dei muscoli inceppati - Poi vuole agire - Poi prova a scuotere le orbite smollacchiate, già innaffiate di bruma, e intanto l’umidore scorre in fenditure scortecciate e incerte - le sopracciglia cedono e s’afflosciano - detonano i secondi, e Poi si sente gradatamente diventare sonno - Poi sente il senno staccarsi e scivolare in una comune fossa: galleggia per un po’ con altri Poi (la cui capacità natatoria resta per noi un’incognita), poi crolla - Poi affonda
venerdì, giugno 02, 2006
ho ascoltato transitare passi in un'altalenante progressione: ho notato che, se la pressione coglie l'acciottolato, o l'asfalto, o terra o prato, il suono resta quasi invariato - ho ammirato suole di scarpe sopportare con eroica indulgenza l'impegno pedonato a trainare il peso molesto della massa che, ad ogni passo, incombe e schiaccia e affonda passivissimi pezzi di passato - mentre passano i passi sul passato pressato e deturpato, il piede scorre infermiccio, complice motivato, da calzato a incalzato - metà insolente, metà indolente, viaggia aritmato su gomma dentata a carrarmato (più raramente, su cuoio levigato), invischia fango, cacche, carte, fili, foglie e quello che non aggiunge, toglie - in tutto questo, ho annusato l'odore inesistente del già stato
giovedì, giugno 01, 2006
visto che mi sto troppo addosso, di tanto in tanto, discretamente, mi prendo le distanze - ne misuro il peso e i reciproci rapporti - le mantengo in tensione interlocutoria con un paradosso - constato che ho fatto loro qualche danno - ne accetto le lagnanze: le tengo un po' più lasche e osservo lungamente cosa fanno - poi, nel riposizionarle nel luogo esatto dove solitamente stanno, invariabilmente noto che (non si sa come) mi si sono accorciate d’una spanna - di questo passo, aderendomicisi, certo scompariranno
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