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lunedì, gennaio 22, 2007
"arrestata una guardia mentre cercava d’ammazzare il Tempo"
in base ai primi accertamenti, gli inquirenti non escludono che il graduato abbia accusato il Tempo di volergli rubare preziosi minuti: colto di sorpresa, nel tentativo di stroncare il discorso, pare che Tempo reagisse prima soffocando uno sbadiglio, poi stendendo una vibrata protesta che spaccò in quattro, forse involontariamente, l’unico capello della guardia - seguì un inasprimento della disputa in cui i due contendenti strozzarono un grido e, inspiegabilmente, schiacciarono un pisolino - a quel punto, forse ferita nell’orgoglio, la guardia si scocciò, ruppe gl’indugi e tagliò corto! la prima ipotesi formulata dagli inquirenti è che la lite sia degenerata quando il Tempo, nel tentativo di abbattere alcune obiezioni, riuscì ad abbassare la guardia (al momento, s’ignora di quanti centimetri) - secondo quanto si è appreso, ci sarebbero numerosi testimoni disposti a scagionare l’aggressore e pronti a dichiarare che Tempo l’avrebbe provocato mordendo il freno, tranciando giudizi, spezzando una lancia, sfondando una porta aperta, bruciando l’occasione e seppellendone il ricordo - le autorità hanno aperto un’inchiesta
martedì, novembre 21, 2006
ho appena visto in cineteca il fascinoso film cinese “xu-wy” che, tradotto in italiano, suona più o meno: “il mistero delle pernici scomparse sotto un cumulo di maionese dorata” - una mirabile rarefazione d'eventi carica il plot di suggestioni appena evocate, quando non elegantemente omesse, sviluppando un linguaggio allusivo di rara inconsistenza iconografica - dopo una lunga panoramica iniziale su un incombente cielo, cromaticamente reso con delicate sfumature viranti dal bianco al bianco, l’azione irrompe nel realistico col transito di uno stormo di pernici - è palese che la sottile allegoria stia ad annunciarci allarmanti svolte dell’intreccio e infatti ecco inquadrato, in zoom-rallenty, il volto di colui al quale le scommesse avviate tra il pubblico in sala durante l’intervallo tra il secondo e il quarto tempo assegneranno il ruolo di protagonista: yoko, personaggio che uscirà presto di scena non essendo riuscito ad individuare dove fosse posizionato l’operatore di ripresa - viceversa, il co-protagonista (la cui incisiva caratterizzazione è cautamente tenuta in ombra dalla sceneggiatura), esterna una dozzina di battute a un infante che peraltro non sembra comprenderne appieno la portanza, almeno a giudicare dalla vasta gamma delle due espressioni (una di stupore e l’altra di sorpresa) che assume in regolarissima alternanza - avendo perso, per un momentaneo cedimento d’attenzione, le sequenze comprese tra il quarto e quinto tempo (che pare contenessero la sentenza moralista e simbolica dell'opera, ovvero “per andare in cielo occorre prima morire”), posso affermare che il film, sebbene tappa fondamentale di una cinematografia in fase evolutiva, annega nell'oblio la coscienza vigile dello spettatore, peraltro colto da vacua incertezza sull’opportunità di debuiarsi
lunedì, settembre 11, 2006
questa è una spassionata apologia dell’ozio - inspecie, il mio
al momento, mi considero una dilettante della nobile arte del vivere al minimo, nondimeno sono volenterosa e m’applico (con moderato impegno, s’intende) ché mi sento vocata alle virtù di questo mitico, impraticato e buffo vizio tanto che il termine “indolenza” m’evoca solo piacevolissime etimologie: per cominciare, non soffro il mal di tempo - so apprezzare le futilità essenziali, gli approfondimenti superficiali, la forza della debolezza, la debolezza della forza e pratico con costanza l’astensione - sono un’attivista perfettamente abulica, una virtuosa del “lo faccio domani” - so respirare con paziente nonchalance - so assaporare la dolce gratuità d’una parola o un gesto - so individuare, fra le molte feritoie dell’usuale, i passaggi più sgombri e meno impervi per andare avanti - conosco il valore dell'essere solo corpo - sono un’eroina del bighellonare inconcludente, una profeta del vacuo ciondolare in ciabatte e battezzo ogni nuovo giorno mordendo blandamente le rosee dita dell’alba, mentre mi ghermiscono - insomma: sono pigra in tutto eccetto che nell’essere pigra - ma la cosa veramente grandiosa è che per raggiungere le più impervie vette del far nulla, non m’occorre far nulla - assolutamente nulla (a parte scriverne) - potrei dirvi di più, ma sono stanchiss..
mercoledì, giugno 14, 2006
"assaggi, assaggi" mi esorta con gioioso sventolio di dita l’anfitrione, in vena di scialacqui e di poesia “il vino genuino è un valore dell’anima" e mi porge un bicchiere pieno a metà, grande quanto un vetrino da provetta che posso contenerlo tra due dita "sa, le viti sono poche e avare" si scusa "e a malapena produciamo quanto basta per le feste: sette bottiglie in tutto, e cinque le lasciamo ad invecchiare" - mentre medito sull’eterea consistenza di certe anime e sulla dose di valori etilici necessaria a risciacquarne la purezza, sento che mi s’impenna una narice al percepire un sotterraneo retroaroma di mentolo combinato all'amaro della pigna silvestre - non ho dubbi, e lo ammetto “capperi, è bagnoschiuma vidal!” - l’ospite s’intenerisce e, accarezzando con devoto affetto la fiaschetta, m’incoraggia a umettarmi l'ugola con qualche goccia del nettare sospetto (io eseguo, ma con un filo di circospezione) - poi, spiega con elegante modestia “all’antica li pestiamo, i grappoli - a piedi nudi lo facciamo, il vino !" in gola mi si gela una domanda: in effetti, l'assaggio svela un forte, inquietantissimo sentore di calzino “ma prima, eh certo, cosa crede, ci teniamo all'igiene..un'abluzione e un tocco di lavanda”
lunedì, febbraio 27, 2006
sulla città cola un colore bruno - la linea orizzontale sul fondale si punteggia d’irrisori brufoli d’un giallo incandescente - la palette dei toni si contrasta e, spietata, affetta quel che trova - dettagli seghettati s’ingrippano col fondo, ed è tutt’un appolparsi delle forme - lampi in prossimità di fari occasionali deformano gli oggetti e una cupa grisaglia di acide mezzetinte si distende a imbrogliare le distanze - fisionomie cadaveriche e sfocate spiazzano il lusco - rari infiltrati vagheggiano percorsi, intimiditi dal gigantismo osceno delle proporzioni - ombre s’annacquano di blu trasparente - linee eclettiche sbarellano i contorni - si ha paura d’incontrare il fascio viola istupidito d’un abete - difficile, a quest’ora, trovare un taxi
- specialmente senza occhiali
sabato, gennaio 21, 2006
quando i lettori fanno 'ah!' (e sottolineo 'ah!' )
narrano le leggende che nelle affollate autostrade della parola scritta s’aggirasse un occhio, dimenticato da non si sa chi - orbato della sua sede naturale, vagava basito, cespuglioso e assorto, l’aspetto dimesso, i muscoli stressati dall’abuso, l’iride slavata da pesce lesso (o, se vuoi, da pesce morto) - stremato dall’usura d’inesausta lettura, l’orfano era oppresso dal cruccio per un calo del proprio tasso di criticità - conscio della colpa che ne marcava d’una L rossa proprio il centro della pupilla, divenuta opacamente fissa, il meschino arrancava tra chilometri di carte impresse, intimidito da tutto quello sfrecciare di parole stranianti o intimiste, alcune arcaiche altre post-futuriste, aggraziate dal pulviscolo di aggettivi erosi dalla crasi, affermazioni collise con allusioni coatte o ariose, motti d’amore o tracce slavate di fittizie conflittualità, sperando d’incappare in un’area di servizio dove risanare le sue capacità visionarie, dissipate in quel vanovagare trasversale - e via via, pilotando lo sguardo percettore e insieme trasmittente, imboccò un percorso dove nessuna truppa d’occupazione metteva in riga titoli occhielli prefazioni incipit explicit e note dell’autore - l’occhio, non senza stupore, s’accorse ch’era venuto a trovarsi sopra un blog
leggiucchiando qua e là , lo sguardo da stralunato si fece attento: scivolò su un foglietto mezzo stropicciato, strappato chissà dove e da chissà quale mito, poi si protese di lato a piluccare gocce di racconto da chi vuole dare un futuro alle parole, ben sapendo che il futuro mente e non dura niente (ché, in un nanosecondo, è già presente) - la strana esplorazione lo confuse: l'orizzonte parve roteargli intorno vorticosamente come se stesse ballando un tango e mentre assaporava prose sapide, intriganti e curiose, gli scivolò dal ciglio qualche goccia d’umore - quindi, si socchiuse (purtroppo non disponeva d'un grande assortimento di posture) per omaggiare quell’impagabile (e infatti, mai pagata), appagante lettura/visione (anche l’occhio vuole la sua parte!) che spalancava le porte tanto al sorriso che alla commozione - pacificato, mentre aspettava che sorgesse l'albo , si autolinkò - poi gli prese sonno e, lentamente (molto lentamente), s’addormentò
martedì, gennaio 10, 2006
dopo aver scoperto che l’unità della natura riposa sui contrasti ed essendo parecchio incline alle semplificazioni, il grande comunicatore ha appena principiato una campagna globalpopulista (auto-promoforzista) atta a sfumare le frontiere tra le parti sociali, nel rispetto delle diversità, delle omogeneità e di altre verbose amenità: pare che l’immane opera, più videodeclamatoria che conciliatoria (già nomata “la strategia del ragno”), avvalendosi dell’apparizione diretta, univoca e ubiquista del superpresidente-trans-equilibrista (che a parlare quasi mai rilutta), avrà diffusione ecumenica e si paleserà su ogni tipo di rete e palinsesto, full-time, inclusa la domenica - l'italia di sinistra, che d'ascoltarlo non avrà la forza, è un'italia che smorza (almeno, la tv)!
martedì, novembre 01, 2005
tra i sempreverdi ridondanti tedio solitario, d’anime vive (pienamente vive) ne incontro poche / e mentre già potrei raccontarmi il mio futuro, leggo belle parole rilevanti o incise in corsivo inglese e garamond maiuscoletto che, vivide, emanano tepore / sento odore di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, crisantemo e mirra: sono gli ex che reclamano attenzione / quando gli chiedo “a che ora risorge l’araba fenice?” scrosciano rivoletti di risate / poi, all’improvviso, nel brusio d’ostinate vite bruciate o cesellate, squilla un unico appello clamoroso / fuoco fatuo? eco di macerie di vita? messaggio ultraterreno? spiritismo? forse..ma no, è solo un sms - non senza cinismo, dice “Last minute: sei ancora in tempo a prenotare w.e. dei Morti in Centri Benessere con Agriturismo"
mercoledì, settembre 28, 2005
camminava, la bruna, raggrinzita in una salopette straccionata à la page - era completamente bruna, salvo i capelli, che portava discriminati in una banda nature e l’altra di quel colore che adesso non vi saprei dire perché in effetti non esiste - la cicciona sbiondata emergeva da due poppe sconfinate che occupavano l’intera cuccia frontale d’una clio taroccata da clio baroccata e vagamente nera - sarà stato un deficit d’attenzione o il piede malinsandalato che le slittò di sguincio sbracando la frenata a drammatizzare il piccolo scaruffo contro la raggrinzita che, nel percepirsi appena sinistrata, sbarellò e intanto le latrarono all’unisono due corde vocali sconvolte dalla botta “m'hai fatto male, brutta sgallettata!” - quella, la slavata, con scatto da giaguaro rotolò giù dalla portiera stimando sull’istante quanto la fascia del cofano anteriore s’era ombrata e quanto parimenti la sua dignità oltraggiata e, svelta di polso, roteò una mano elegantemente guantata: la destra rovesciata viaggiò a 200all’ora in direzione opposta alla ragione - lo schiocco d’uno schiaffo lacerò l’aria e subito produsse un torcimento di muscoli che rammollì lo sguardo lombrosiano della fanciulla salopettata intenta a tasticchiarsi le ginocchia e mentre la gota le convalesceva sperando di sfiammarsi, si fece groviglio d’ossa e duplicò l’oltraggio soffiando inviperita “ macometipermetti, smandrappata!?” - il pubblico d'astanti, silenti ed imbranati, palleggiando le orbite da una all’altra, prese a tifeggiare per l’oscura pedona scatenata - ammorbata di visibilità, viziata d’apparenza vincente, la sciagurata tacque e, con mossa garbata, raccolse dalla strada una bottiglia mezzo sbreccolata calandola sul capo biondo latte della motorizzata - e pare poi che, all’ospedale (prima d’essere arrestata) pestasse un portantino, un'infermiera, due paramedici per non parlare della gran piazzata che toccò al poliziotto che verbalizzava
martedì, settembre 20, 2005
..ed ecco che, sul più bello, in quel luogo comune passò un brutto Quartodora: partito in quarta dopo aver smarrito bussola e staffe, procedeva col passo più lungo della gamba (per via dei piedi di piombo) - nel tentativo di mordere il freno, il brutto Quartodora ruppe gl’indugi e schiacciò in pieno un pisolino che se ne stava sulle spine - ciò lo mandò in bestia, talché dovette tagliare la testa al toro (non prima d’avergli messo una pulce nell’orecchio), quindi ingoiò un rospo, menò il can per l’aia e lì, lì sul posto, fece cadere l’asino - per fortuna, capre e cavoli si salvarono - pentito e depresso, decise di parlare a Vanvera: ella gli consigliò di pagare il fio (anche a rate), gettare acqua sul fuoco di paglia dopo aver bruciato le tappe e, infine, vendere il fumo (ché le tappe, ormai, difettavano di essenza)
sabato, agosto 20, 2005
prendi ad esempio me: da loffia deportata in casa (ne sono la regina) saranno già le due e ancora friggo cadaveri di fiori di zucchina farciti col prosciutto - te ne preparo venti - belli croccanti, li sbatto in padella e intrisi di pastella l'affogo nello strutto - "basta dici? sono tanti?! hai la nausea? maddai..ne avrai si e no mangiati una dozzina - tanto che fretta hai, rimani qui in cucina: li cuocio volentieri se vedo che gradisci - come..non li finisci? ho ancora una montagna di pastella - se aspetti, friggo pure i bignè di mozzarella - posso farlo per ore se ti piace" lui indolente manduca e tace - sono le quattro e il fumo puzzolente si dirada sull’ultimo straccetto di frittata (non sia mai che vada sprecata la pastella avanzata) "mangia tesoro, che ora ti condisco un cespo d’insalata" mentre butto lo strutto e scolo le frittelle lui torvo ha la mandibola slogata l’occhio vagante il colorito acceso il viso unto e la posa sbracata - mentre gli sto dicendo “non fare complimenti” lo sento che s’alza di peso, stringe i denti e sembra un po’ iperteso poi si sbilancia e molla una stangata che m’allunga dieci centimetri sui miei centoventi - atterro liscia e molle sul piatto d’insalata "mioddio quanto ci tengo a cucinare quando mi sento così tanto amata!" e, come sempre sorridente, svengo
giovedì, giugno 30, 2005
da tre giorni ho un allievo - è straniero - è di passaggio da queste parti - si chiama peter - lui non lo dice (quando c’incontriamo, insiste a mantenere un cocciuto e inspiegabile silenzio) ma peter non è il suo vero nome - gliel'ho affibbiato io - i suoi compagni lo chiamano "chfiù!" che, capirete, è semplicemente impronunciabile!
peter (un tipetto minuto, d'età indefinibile, piuttosto bruno e arruffato, con un curioso pizzetto bianco giusto sotto il mento e una snervante tendenza ad abbioccarsi non appena può) è un neofita del volo in attesa di emigrare - so che per lui volare è questione vitale e, sebbene si presti volentieri ad essere addestrato, le sue performance, finora, sono decisamente imbarazzanti: è che ha paura, peter - ha un’assoluta, invincibile paura - trema, peter: mi stringe la mano - tace ostinatamente - e trema
- come istruttore, ho una discreta esperienza - so riconoscere chi ha la stoffa del navigatore e so per certo che peter volerà - le condizioni ideali perché ciò avvenga non difettano: il campo di volo è situato a circa 150 piedi s.l.m - sebbene non molto esteso, dispone di un’unica, gigantesca pista e i sistemi di sicurezza sono massimamente affidabili - oggi, prima delle esercitazioni, trasgredendo una delle regole fondamentali per chi voglia evitare squassamenti e turbolenze metaboliche, peter ha mangiato - poi ha provato e riprovato - ha tremato, ma non si è spostato d'un millimetro dal suolo..
so bene che al primo decollo, vinta ogni incertezza, ritirerà il suo notab (NOtice To AirBird) e mi pianterà qui, sul terrazzo, schiacciata d’ansia e di malinconia
che altro potrei aspettarmi da un tipo come lui?
mercoledì, giugno 01, 2005
delusa, in perenne condizione di resa (anche se sei parte lesa), ti ostini a voler chiedere scusa ogni volta che ti senti elusa dai contesti e, pervasa d’ira pruriginosa, ti pesa quel sentirti incompresa - ti dico: smorza questa posa ottusa / molla la faccia tesa da vittima derisa / nascondi la pretesa che ti ha erosa e ti rende nervosa / osa / nega di sentirti invisa e se questo ti pesa, fai l’omertosa: serrati in casa e avvisa che ti senti confusa e collisa con chi t’accusa di tendenza astiosa - ammetti d’essertela presa..dillo, dillo che eri inutilmente offesa! e se la mente ti rimane accesa, mettila in attesa e intanto abusa della cosa fumosa che, appesa al labbro, rende l’aria afosa e che, musa esosa e dannosa, prima d’essere elusa (specie se la finestra è chiusa) intasa, gasa e, già polverosa, brucia ogni tua parte ansiosa - in sovrappiù, sputacchia qualche parola irosa, ma dosa la tua prosa: per conciliare, rendila confusa / stendici sopra quella coltre rosa e soporosa che, se fraintesa, sfasa verso l’intesa e appiana ogni contesa pretestuosa / poi, posaci una chiosa e aspetta che la calma sia soffusa - vedrai come s’appalesa subito paciosa, la ripresa! e poi, rilassati e riposa (nel caso l’ansia ti avesse riaccesa, ti dico: fumaci sopra e soffocala di risa)
lunedì, maggio 02, 2005
- “..e così, gliel’abbiamo cantata chiara, alla buon’ora”
- “cosa? a chi?”
- “a Quelli lì..e che credono, che Noi ci si lasci incastrare come degl’idioti?!”
- “giustissimo, ben detto - ma..noi chi?”
- “Noi Italiani”
- “a già, ovvio - ma, di preciso, a cosa ti riferisci?”
- “hai presente le guerre puniche”?
- “sì..beh, insomma..vagamente..ma che c’entrano con gl’ital..”
- “anche in quell’occasione ci siamo fatti valere e abbiamo tenuto alto il Tricolore, a parte Cannes”
- “tricolore? a Canne? ma sei sicuro?”
- “ecchediamine, sicurissimo! insomma..quasi sicurissimo - l’Onore è sempre venuto prima e sopra tutto”
- “così pare - e..le maiuscole?”
- “ah, quelle? è un preciso suggerimento del Colle”
- “ma Colle Maiuscole non si appare dei maleducati: come se si urlasse?”
- “e bè? tanto, la nostra intelligence sospetta che Quelli siano sordi.."
venerdì, aprile 29, 2005
conclusosi ieri con l'ultima replica, il "dies Irap" (concerto per solo e Basso discontinuo) poco si è discostato dai toni della precedente performance: il tema del primo movimento è introdotto da un martellante ripetersi del leit-motiv "uniamoci in tutt'uno": una monodia in crescendo, piacevolmente evocante i toni pastorali di antiche nenie etniche, parecchio simili a quelle dei mamuthones - il secondo movimento prosegue con un Ostinato vigoroso ma leggermente incongruo, accompagnato da una scala di accordi ribattuti che fa pensare erroneamente a uno Scherzo - il terzo movimento è eseguito più lento dell’Adagio ma più rapido dell’Andante e comunque molto meno brioso dell’Allegro, tanto da indurre nell'uditorio devastanti effetti soporiferi - l’ultimo movimento, bizzaramente interrotto da improvvise esplosioni d'argute coloriture che ne frammentano il flusso ipnotico, volge rapidamente in un Presto esaltato, specialmente accentuato quando s’inserisce l’incursione ritmica scandita dai festosi bis provenienti dalla platea - la conclusione è un Andante-Indietro, dai toni moderati ma non troppo - sul finale della replica, il solista si è rivolto al primo trombone: ”beh, in ogni caso, ho scongiurato l’obbligo del fagotto..ti sembra che vado bene così?” - ”peffetto, fei belliffimo!” ha risposto bondi
sabato, aprile 16, 2005
..e se fosse abolita per decreto legge ua cosoate? (ispirato da aitan)
e coseguirebbe che, per comiciare, ogi egazioe scomparirebbe per icato e tutto l’esprimibile diverrebbe miracolosamete affermativo: allora si potrebbe sperare che, da quel mometo, cosegado alla propria volotà la chiave di casa, essa e saprebbe fare u'uso equilibrato, discreto ed oculato, positivo e efficiete, seza abusare della isperata libertà, data per sottrazioe di egatività - dalla miracolosa sparizioe s'attederebbero effetti imprevedibili: da ua elisiva ovità (hai visto mai) che asca ua rivoluzioe!
venerdì, febbraio 25, 2005
libri (aspetti marginali) ..splendida ediz. leg. mz. pelle rossa, angg. rinforzati, quattro nervi, tit. e fr. oro al d., piatti marm., in antip. immagine, protetta da velina di s. luigi all'età di circa 17 anni - diverse tavv. più volte rip.te incise su acciaio di cui due riproducenti albero geneal.co dei gonzaga di castiglione e di mantova, una la fotoc. di una lettera scritta, con brevità ed oscurità, da s. luigi al fratello rodolfo in merito al matrimonio di quest'ultimo con elena - foro di tarlo nelle ultime cinquanta cc.- lievi arrossature e gore d'acqua che non alterano la leggibilità del testo ..opera di indubbia rarità - leg. originale in pieno, magnifico avorio di dieppe, con due splendide losanghe vert.li int.te, recanti nel mz. due placchette in pieno argento (vergini, per le iniz.li) rialzate su basette di pietra dura rosa con ven.re, due trifogli int.ti al centro dei margini sup.re e inf.re e quattro gocce d'argento ai quattro angg.del piatto sup.re - fermaglio e attacchi in pieno argento fin.te inciso - tagli oro - rare e lievi fioriture a qualche carta (lievi gore d’umidità, minuscolo foro di antico tarlo su poche cc.)
qui non accade mai nulla di eccitante, a parte la consueta strage - ho un safari bellico due volte la settimana - ieri era il momento - le perdite sono risultate piuttosto modeste - le mie, intendo - questa mattina, la sorpresa: con un blitz geniale e patetico e una strategia affatto diversa, loro hanno aperto un nuovo fronte - quando ho intravisto gli scouts infiltrarsi tra le barricate, era già troppo tardi - non ci potevo credere! mentre l'avanguardia controllava le postazioni idriche (una subdola manovra diversiva), il grosso della truppa s’attestava in fila ordinata, guadagnando posizione lungo il percorso detto “dei mattoni rossi” (un passaggio verticale che ho tenuto incautamente scoperto supponendolo impervio e non praticabile) - la tattica ha funzionato per via del camouflage ton-sur-ton che le rende invisibili, e grazie al fatto che, quando servono, non trovo mai gli occhiali - ho reagito improvvisando un’inedita offensiva: (s)pugnature di acqua bollente addizionata a detersivo disinfettante (ridevo da sola pensando a quanto può essere ridicolo annegare qualcuno con un disinfettante) - però, ora sono stremata: mentre scrivo, dallo studiolo al primo piano, seguo con la coda dell’occhio i 7 puntini rosso scuro agitarsi sul coperchio della stampante e avverto uno prurito irritante sotto il polsino del pullover - ormai vado scivolando su una china abbietta e degradante, passando dallo spiattellamento delle vittime sotto il tacco (non ci crederai ma, al contatto, i loro corpi sfrigolano) alla più sbrigativa frantumazione organica per pressione diretta dell’indice - ho orrore della mia normalità! se tu avessi una soluzione neutra ma radicale, m’eviteresti una giornata d’inutili atrocità e di fosche schermaglie dialettiche con il mio me pacifista (ecchepp..)
lunedì, gennaio 10, 2005
soddisfazioni (così, tanto per dire)
ieri, domenica, riunione chez moi di un buon numero di congiunti stretti per celebrare il genetliaco (a reti unificate) di tre capricorno e mezzo - dico a tutti, durante le preventive telefonate, che ho appena avuto una piccola soddisfazione, riferendomi a un articolo di quotidiano che mi cita (e che, curiosamente, oggi risulta il meno letto del secolo) - ecco qui, pari-pari, una panoramica delle reazioni:
A: "cos’è che hai? un blo..che? ma dove? sarà mica che mangi troppo pasticciato?" L: "articolo sul giornale? ahah.." R: "vabbuò, poi magari, dopo pranzo, gli diamo un’occhiata insieme - non è che hai conservato la pagina dei cinema?" E: "benone..però facciamo prima se mi fai un sunto" F: "ma va’? ma senti! ..un freddo cane, qui da te - hai messo il riscaldamento a bomba? eddai, che altrimenti si crepa! M: "uuu! però non ho con me gli occhiali.."
alle 17:00 son già tutti in viaggio di ripiego verso roma - con i fogli del corriere ci hanno incartato gli avanzi di pasta per matilda (il dogo di mio fratello L. non si sentiva bene e abbiamo dovuto tenerlo a dieta stretta) eh, lo so, lo so..ho una famiglia meravigliosa
venerdì, novembre 19, 2004
futurshow 3004 (c'era una volta, e c'è ancora..)
non ricordo come avvenne, ma credo a seguito di una lunga telefonata, buttata lì tra le altre per promuovere il volo simulato come attività sportiva - claudio sabatini mi richiamò due giorni dopo, sedotto dal progetto di cui all’epoca mi occupavo: ne venne fuori un invito al primo futurshow, in fiera di bologna - correva l’anno di grazia 1999 - ospite accreditata con staff di 9 persone al seguito, spazio offerto ed allestito alla grande dal padrone di casa (mezza carlinga di un aereo da turismo rosso incassata nella parete di fondo, wallscreen collegato a 7 postazioni/pc dove altrettanti istruttori offrivano ai neofiti l’emozione di un battesimo del volo - virtuale, s’intende!), non potevo credere al colpo di fortuna: il patron, girovagando per i padiglioni della fiera con una mezza dozzina di assistenti e giornalisti al seguito, un microfono in mano e auricolari sulle tempie, seguiva personalmente tanto gli aspetti tecnico/logistico/spettacolar/promozionali, che la sua evidente vocazione a tessere rapporti interpersonali: all’anteprima per la stampa, leggermente emozionato, si presentò al nostro stand scortato da umberto eco (spiritoso e accattivante personaggio ma un disastro come pilota) - quei 7 giorni furono un’esperienza travolgente e il bagno di folla tale da incuriosire i media che ci regalarono quei 15’ di notorietà a cui tutti, secondo warhol, avremmo diritto: l’anno successivo ci saremmo ripresentati: questa volta con un aereo vero, uno reperto storico fatto arrivare apposta dal museo caproni..
mi era stato chiaro da subito che quella manifestazione avrebbe fatto storia - avevo anche intravisto in quel patron quarantenne, dinamico e piacione, un avvenire brillante - ricordo che, all’epoca, l’appellavo, scherzando, piccoliberlusconicrescono..- credo di non essermi sbagliata di molto (beh..dopotutto, chi vivrà, vedrà)
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