|
giovedì, giugno 28, 2007
ecco, se c’è una cosa che dà sicurezza è sapere d’avere i piedi saldamente ancorati ad una nuvola
tale condizione s’ottiene senza soverchie difficoltà: basta abbassare del 99,9% il livello del proprio senso d’insicurezza
e sperare fortemente che non piova
sabato, gennaio 28, 2006
Oh, Signore come è vero che ci sei! Aspetto un mio risveglio e, come per un improvviso miracolo sarei contento di me, purché possa farmi spia verbosa / Pur di sapere qualcosa, sarei anche capace di qualsiasi bassezza che intanto mi calmi: ciò che più si desidera è avere in mano qualche “piccola voglia” / Se volete saperlo, queste armi inoffensive (sventura avervi perso!) riappaiono in un verso di Shakespeare (e come non starlo a sentire?!) o di Platone, per parlarmi di illusione logica / Che cosa è meglio della calma? Parlare da inutili rive, sperare anche di divenire sacrestano, fascista, e magari più Padrone? / Chiunque si abitua all'idea di non morire
(l'originale, di P.P.Pasolini, è qui)
mercoledì, dicembre 14, 2005
udite, udite: questa, signori, è la città del sale, ove lo scipito è salato ad arte dal concentrato umorale avvolto nelle argentee carte; onde non solo il vitto ma perfino le scienze si fusero intra spezie ed odori nel cubetto pressato, monolite unto che regola i languori in guisa che niuno possa rendere gustosa la pietanza senza che quella sagoma spigolosa ne colmi l’insipida sostanza - ah, il lasso! da ogni faccia, il cubo debordava qualità misurata talché per ogni istanza d’insaporire il pasto sovra ‘l foco, s’evitava lagnanza d’un troppo o un troppo poco - ora si dice che ‘l brodo sarebbe periglioso alla salute, e forse velenoso - segnata è la sua sorte e gli offiziali della dieta già l’hanno destinato a morte - al totem inquisito, non appena accertato che al fegato nuoce quell’incubare grassi nel cibo mentre cuoce, s’è sbriciolato il mito - la sapida dispensa di sapore soggiace, solcata da colanti lunghe crepe di sugna lacrimante fino al cuore, ché la sentenza non gli piace - triste il fato del cubo oltraggiato, esaltatore del gusto, icona del salato giusto, monumento del glutammato che rende sapido ogni umano pasto, salito ai fasti di dosatore sommo e infine brutalmente abbandonato - nella fase saliente, li poeti ora cantano le laudi del solido salante ripudiato - s’alzi un peana all’estratto di dado - che, sappiatelo (ce lo dice il corriere), è appena trapassato
giovedì, dicembre 01, 2005
era angoloso, Dado, ombroso e voltafaccia - s’accompagnava a un bullo di periferia consumato dai grippi, duro e maschio, con una gran bella testa ma del tutto incapace di gestire un rapporto - un bullone che s’adombrava con facilità e andava in ruggine per un nonnulla - insomma, un caratteraccio! non si sa come, ma i due avevano trovato un punto di contatto, e s’integravano: chiatto e schiacciato dal senso d'inutilità, Dado, solitario per costituzione, s’era spanato a forza di girare a vuoto - l’altro era un dritto dall'anima perforante e contorta che pareva forgiato nel ferro: quando s'accorse d’avere una solidissima presa su Dado, da buon opportunista non lo mollò più - i due, sodali ed appaiati da un legame che s'intricava a spirale, finirono per cadere nell’ingranaggio della rivalità - accadde che, avendo preso entrambi una strambata per una mezza svitata che, filettando e sfarfallando dall’uno all’altro, aveva scavato tra loro un abisso di contrarietà, l'amicizia s’infranse - Dado, sotto pressione per la gelosia, agganciò il bulletto e, con una chiave inglese, lo strinse in una morsa che lo ridusse ad un ammasso informe - il bullo, persa ormai la testa, si ritirò - da questo tristo fattaccio, Dado si riprese a fatica - gli ci volle un litro buono di crc
nota: nella foto (invisibile per motivi tecnici) Dado, la Sgallettata e il Bullone, in un momento di relax
|
|