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martedì, febbraio 15, 2005
saltando il fosso, caddi.. (e ora mi piango addosso) no..non dovevo piantarti in asso, in auto su quel dosso! lì per lì sei rimasto basito, ammutolito come un fesso quando su quel dosso impervio t’ho mollato e all’improvviso t’ho rimosso dal mio tracciato - zac..t’ho sconnesso! tu m’avevi sfinito: dapprima eri il mio braccio, lo strumento, l’osso dove ramifica il sentimento, un tenero legaccio, passatempo svagato che intorpidisce, placa, stordisce la coscienza, veleno dolce che lenisce e ottura ogni infosso della mia carne, elisir che consola ma quasi mai guarisce (praticamente, una sòla)..e adesso? nessuna cosa dura! uno prima gradisce, poi l’effetto in un attimo svanisce - ora basta: dopo che t’ho goduto, passo risoluta all’incasso.. - l’asso di cuori è scaduto!
..ci avrei scommesso! dall’auto sopra al dosso non ti sei minimamente mosso - non sembri più lo stesso: hai un sorriso dimesso (altro che broncio!) e non appari (neanche un po') commosso - resto di sasso e passo alle ruminate: scompleta per mancanze, ora sembro un ricamo di pugnalate incise dentro una cornice fitomorfa impampinata in bosso, sono una macchia antica che dilaga, occupa spazio e deborda dalla vita - sconsolata e pentita, già cerco un compromesso e mi consolo che per diletto potrò ah, finalmente, truccarmi con rossetto, cercare nel cassetto un golf rosso e sensuale, leggere un libro a letto, sciamannarmi, fumare a più non posso, smemorarmi e aspettare, aspettare.. voglio, sì, voglio arrostirmi e darmi in pasto a un nuovo amore, magari anche casuale - voglio sperperarmi (sì, sì, ma intanto, adesso??) ..tu, però, m’hai risposto con tono prolisso e leggermente mesto “grazie, ho gradito..non ci avrei sperato..mi mancava una scusa: me l’hai fornita e accetto volentieri la tua resa - apprezzo il gesto - e compatisco te, povera illusa!”
mercoledì, febbraio 09, 2005
suvvia, coraggio..non mancate questa edizione del rodeo: lemmi lemmi, arrivano i neoillogismi! aggiornamento: il rodeo, fermo per motivi tecnici, è prorogato fino a boh!
sabato, dicembre 18, 2004
PataVerdetto on line
mi sono divertita moltissimo - i risultati del blogrodeo sono ricoverati al solito ospizio - grazie a tutti, bravi tutti!
mercoledì, dicembre 15, 2004
all’inizio era l’org/
poi la legge del caos si confuse con quella del caso e del coso, l’oscuro cancellò la luce, l’interruzione si sostituì all’azione, l’immobile al dinamico, l’unicità alla molteplicità, il nonsenso al senso - nel preciso istante in cui il testo, in un parossismo di sconforto si mutilava la coda, diventando irrimediabilmente un test, l’org generò .disorg: l’epifania produsse una metamorfosi strutturale e disorg si genuflesse ai piedi di wwwblogrodeo, implorando reversibilità - nulla si mosse! il vincolo fu suggellato da un indelebile puntino nero, una nanomacchia incancellabile che fu immediatamente sottolineata dagli astanti con una patacchia - ogni astante divenne un nonostante e all’istante..alluce fu! nell’immensa prateria deserta l’alluce indicò una meta, un compimento che ormai nessuno s'attendeva più..
lunedì, dicembre 13, 2004
compañeros, affilate i coltelli..
clop, clop, clop..blogrodeo è a un tiro di colt (o cult?..ora non ricordo) -
avviso: il rodeo di oggi è prorogato fino a domani, martedì 14, ore 14:00
giovedì, settembre 30, 2004
sala operatoria
(..rapida schizza fuori dal pezzo di costato scuoiato e plana al rallenty sul pettorale ansante dell’ancella dalla bocca bendata che nota il dramma e tace - cozzando, nell’impatto, la goccia si dilata fondendo i cromatismi sulla trama di un cotone verdino dove, da sotto, qualcosa pulsa in ritmica sonata) - “ahi, l’improbo esilio, destino infame, perdita esistenziale..accorruomooo” (grida la goccia, pur non avendo voce) “maledetti vampiri, squartatori, figli illegittimi della ragione, dissipatori incauti..voglio rientrare a casa!” (e intanto cola tra le fibre intrecciate come cera da una torcia infuocata) “cos’è tutta questa distesa verde? pascoli divini? no, non mi sento pronta per morire..accendete la luce, qui dentro c’è una folla d’acari infoiati e mostruosi – aiutoo, sgomberaree, per favore..largo, largo..soffoco, fate spazio” - (mentre trapassa le incrociate trame del tessuto, ancora viva, filtra oltre la rete di macramè celeste con plasticacee stecche a sostegno e plana sulla pelle accaldata e affonda nel bagnarla..poi aspira sapido umore umano dall’ancella che tace, in altro affaccendata) - “mi prenda un colpo se ho la forza di stare in piedi (questa dei piedi non regge e va cassata!) - mi si noti..son qui tutta distesa..qualcuno informi i miei congiunti: sono alla dipartita, già sono postera” (straparla mentre assume consistenza vischiosa - poi, lentamente, perde lucidità - sul camice verdino si secca e incrosta - un’unghia raschia con distratto impegno e cancella con fastidio quel sangue ormai stecchito)
mercoledì, giugno 09, 2004
ahi, Porfirio..
dai, Porfi, non fare il finto..fai conto che domani sia domenica (ho detto di far conto, uffa lo so che domani è giovedì ma questo è irrilevante ai fini del racconto)..dunque, fai conto che ti svegli alle 7 di mattina (lo so che mento, ma fai conto, te l’ho detto, uffa quanto sei tonto!) ..fai conto che flettendo il tuo piedino (e va’ beh, il tuo piedone taglia 44, te lo dicevo perchè credo faccia più fino) fai conto che centri al primo colpo la ciabatta a forma di cornacchia ma purtroppo non la sinistra che poi sarebbe quella giusta - fai conto che l’errore ti provochi uno slittamento lungo la sponda del letto prima e poi sullo spigolo duro della nicchia - fai conto che, distratto dall’evento non t’accorga di travolgere nell’insano movimento il cavo della playstation che tieni incautamente penzolante da quella specie di cassonetto della spazzatura che tu pomposamente chiami comodino (io te l’avevo detto di scansarlo dal letto!) - Porfirino, ora fai conto che la bottiglia vuota per 4 quinti di liquore alle more che ti sei semi-scolato ieri sera col tuo amico scrittore e che t’ha fatto male già allora e che stava inpizzoinpizzo sul piano del suddetto si rovesci colpendoti di striscio l’interno del ginocchio lasciandoti rubizzo, e rimbalzando finisca poi sull’alluce rimasto fuori della ciabatta che essendo troppo piatta ti si scuce (così impari a comprarle al carrettino “tutto due euro”, brutto cretino!) - supponi che nel sobbalzare dal dolore ti si torca anche il polso sinistro (si si, quello per cui sei andato ieri dal dottore) schioccando in pieno la bottiglia un attimino prima che s’affossi sul tuo alluce già disastrato dall’unghia incarnita (uffa: basterebbe un podologo per farla finita) - supponi che in quel preciso istante squilli il cellulare in carica sotto il letto (che se solo è chi penso io qui oggi succede il quarantotto).. supponi che nell’allungare istintivamente le manine a carpire il cellulare, le fitte all’alluce si facciano più acute e tu rovesci gli occhi al cielo ma non vedi molto senza le lentine e che “ommioddio” urli incarognito “valle a trovare mò queste cretine?” e poi che ca**o di mania quella di dormire con la mascherina paraluce se poi la mattina non ti rendi conto di averla e pensi che sei cieco oppure che ti hanno tagliato la corrente (pensarlo porta sfiga, caro il mio deficiente) - supponi che nello scivolare quasi sotto al letto urti lo spigolo dello stramaledetto summenzionato pseudo-comodino troncandoti di botto un quinto di naso e un settimo del labbro leporino..dicevo..supponi che a quel punto io entri con la camicia trasparente fucsia a pallini intercalati a violette il tutto molto sexy trillandoti un giulivo e voglioso e speranzoso “buongioornoo, porfirio tessorino..com’è stato il riposo?” - e tu, scrutandomi le tette e trovandole al solito un po’ piatte, non troverai più il coso
sabato, giugno 05, 2004
questo è un pippone che non sapevo dove mettere
le bolle vagavano da tempo nell’etere - senza approdare a nulla - qualche lieve progresso c’era stato, ma non qualitativamente importante, come invece si favoleggiava sulla terra - uno dei primissimi esperimenti era fallito - accadde che una bolla scoppiò mentre era ancora in prossimità della bocca propulsiva emittente, disintegrando con la deflagrazione l’apparato generatore, le cui scorie ancora vagano ad inquinare la blogosfera di schizzi maleodoranti che, nel tempo, s’erano aggregati a frammenti di bollicine intimiste, lattine di riflessioni scadute, sacchetti di plastici pensieri, avanzi di parole avariate, rifiuti di tossiche nevrosi, fogli notes con infiniti appunti (copia-incolla?), stracci d’iperboli, cartocciate di paradossi e perfino una sottilissima polvere di pensiero illuminato - tali frammenti, periodicamente, prendevano spessore e un peso tale da ricadere in basso, con grave imbarazzo e sgomento dei terrestri - da qui, emerse l’inaffidabilità scientifica delle bolle, ma, soprattutto, la loro precarietà fisica, la loro perniciosità potenziale e, in definitiva, l’inadeguatezza dei loro enti produttori (O.P., gli Operatori Postanti) a farne opere durevoli, comprensibili, condivisibili ed utili ai più.. Raccontano le cronache che la CIP&CIOP (Commissione Intergalattica Pulizia & Controllo Incerti Operatori Postanti), si radunasse per deliberare un protocollo d’intesa sulle finalità ultime delle bolle, privilegiandone gli aspetti etico/morali - con la consueta serena e salomonica perizia che ne aveva costruito la fama, e dopo il tradizionale festoso lancio di sputi, insulti, scarpe ed altri oggetti contundenti che soleva aprire ogni loro meeting, i membri del C&C presero posto intorno ad una tavola, dalla morfologia assimilabile ad una piramide, democraticamente rovesciata e coperta di lattine di cocacola, fiaschi di vino, campari e pagnottelle con la coppa - uno prese la parola: “miei cari colleghi, a noi tocca in sorte risolvere uno dei più importanti interrogativi della bloggistica, la scienza per eccellenza che regola il lancio e la definitiva satellizzazione nell’etere dei post” - “oh, si, il lancio!’” esclamò un relatore con voce alterata dall’emozione - l’originalità dell’intervento colpì gli astanti, che subito gli accordarono la parola “queste bolle che vorremmo migrassero nell’etere, sono il nostro avvenire e vi chiedo licenza di considerarle, ora, da un punto di vista puramente etico - cari colleghi, sarò scarno e affronterò subito la questione morale ponendovi di fronte a un interrogativo fondamentale: se l’O.P. (il blogger), nella sua fase creativa genera una bolla, e la diffonde quale espressione della più piena inconsistenza, un etereo nulla che, tuttavia, possa contenere in sè un tutto che prolifichi nel tempo, dando il là ad un’eterna e infinita cascata di commenti, è Egli assimilabile al Creatore? E se si, quale idioma Egli utilizzerà per comunicare? Un fremito d’inquietudine scosse l’assemblea dei saggi - un tuono eccheggiò nell’aria: “ebbene si, esimi! io lo credo fermamente..ed Egli parla la nostra lingua..l’italiano!” - l’eresia era stata pronunciata - ora, più niente sarebbe stato come prima e, soprattutto, ora nulla più li avrebbe resi incerti - c’era, nei loro sguardi, una luce..il riflesso di una mezza speranza: di botto, e stupefatti, seppero che almeno quella, la lingua, avrebbe suggellato il loro vincolo di fratellanza..
lunedì, maggio 31, 2004
amo gli spinaci, la verità, il successo, il cane, il tabacco, la vita
con fracidi stracci d’ottimismo asciugo pozzanghere di lacrime e latte - strizzo e butto - strizzo e disperdo con manovre esatte - in precario equilibrismo, incero il piatto che copre il buco dopo l’alluvione - cosa pensi contenga quell’occluso anfratto che m’ostino a coprire? densi grumi di brodo, brodo di muco, qualche goccia d’olio di gomito rarefatto - mi può sempre servire: ci lubrifico la mia ragione, ché non strida nel ruvido contatto - lucido tutto..ecco: ora brilla a specchio l’algida allusione - fatto questo, mi pento e butto tutto - rallento il movimento -resto ferma e canticchio “nessuno dorma”, turandot il naso - leggerissimamente calma, riposo - in-vento..
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