SENZAQUALITA

   un blog da cui, eccezionalmente, non si ricava nulla

 




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consapevole di ogni possibile conseguenza e autoritorsione di questa affermazione, mi dichiaro DADISTA



domenica, febbraio 11, 2007
 

..

caro lettore, mi duole affrontare così delicato argomento col tono svagato e distratto che non mi si addice, ma ecco che ora l'ho scritto: scorrendo le righe non senza iniziale baldanza tu avanzi e ostenti la tua padronanza su questo terreno vergato a colpi di pixel, ignaro che nella sostanza è stato minato e intanto che tu lo percorri e calpesti, ti affermi, ma essendo assente di fatto: ci arrivi? capisci? purtroppo succede che tu non esisti!..e ora che fai, ti stupisci? andiamo! e come potresti stupirti se scrivo che tu non esisti!? dicevo, purtroppo, che tu non esisti - non hai consistenza, non muscoli o nervi né sangue né arto né bocca né odore - nessuno da qui dove sono potrà raccontare il moto garbato o arrogante che alza ed increspa quel tuo sopracciglio né il gesto accurato del dito che schiaccia pressante un cursore, l'inquieto e insonoro sbadiglio represso, la gamba angolata, il piede curvato che scontra impaziente uno spigolo ingrato, l'arteria che pulsa..ne ascolto il rumore ed intanto, se tu non esisti, t'accolgo, t'invischio, t'inganno e ti tento - purtroppo (e scusa se insisto) sei solo finzione: non visto, sei parte del gioco (del giogo?), un doppio che erutta dall'ombra, la punta affilata che in questo preciso momento mi pungola dietro lo schermo con forza gentile o pressante - infine, sfiancato dal caso curioso, tu forse t'arrendi, dividi l'impegno, diventi coautore e compagno, cartina di tornasole - eppure, lo affermo convinto, di certo sei attore: è così che ti sento! mi credi? ti vedo perplesso (ma no, non ti vedo..lo scrivo per convenzione!) - ma adesso tu caro lettore, adesso in questo preciso momento sei ancora un'assente essenza fluttuante - malgrado t'avverta parecchio invadente, in fondo non sei che un ignaro e confuso riflesso di queste parole, un mirror soltanto evocato che voglio, sì, voglio traslato in collaboratore, del tutto sedotto o almeno plagiato - in questo preciso momento un groppo di rudi pulsioni graffiate e estromesse in rullo di topo s'arrocca e produce la spastica palla che narra quel nulla cui aggrappi il tuo occhio e lo rendi reale, annoiato, rapace o sereno, indulgente e forse, alle fine, terreno - lo sguardo? è sempre qualcosa di non-esistente, pesante, attivo o latente, pungente, alieno, forzato ma sempre e comunque presente..
lettore, lettore lettore ti prego digioga la mente da questa astrazione e atterra soave, concreto e colliso su questa specie di foglio e marca d'impronta corposa e incidente lo spazio che t'offro - lo voglio, e t'invento sebbene mi senta creatore di niente - lo chiedo con tono a dir poco questuante sperando si sposti di poco piuttosto che niente il mio contatore d'orgoglio

di SENZAQUALITA | 07:16 | commenti (22)
sacripante


martedì, febbraio 06, 2007
 

ragoût

ti guardo, ed ecco che..etciuuù! espargo minuscoli flussi di aria pressata / prurito che ascende, comprime e deforma i muscoli intorno alla bocca bagnata / un occhio commosso si strizza s'aggrotta e collassa la piega sul dorso del naso che freme bizzoso e sforma le nari / la mano che sale nel gesto impotente arpeggia le dita e si blocca sul soffio che sembra un tornado pungente / il mento aggrinzito propende in caduta poi flette sul busto / s'adatta alla scossa e s'inchina allo scroscio di schizzi che effluviano un agro sentore di aglio..etciuuù
io assaggio / tu sali, e salando con gesto che pare allargare la semina in campo, rimesti flessuosa nell'orrido anfratto, rullante cocotte che sbotta e scompone i lucidi gorghi conditi d'erbetta e d'altri profumi speziati tritati e mixati con lama flottante sul piano gelato di marmo e affoghi dei cubici tranci di carni sgrassate con cura eccedente (ché tu quei brandelli giallastri conservi stagnati nel frigo, ad uso del gatto) / poi docile prendi a mestare la massa collosa di quegli elementi / il vortice rosso deprime canali oleosi e asciuga l'impasto saldando gli umori in effimeri abbracci che annuso sedotto sebbene mi turbi e mi stressi ancora e ancora e ancora quel fetido afrore di aglio -
eetciuuù!

tu sali, e salando incerta il blocco grumoso che emana vapori bollenti, tenace risondi e ritratti con moto pauroso del dito la clava affondata nel brodo già troppo compatto, condito e odoroso / saggiando sfinita l'effetto, protendi la lingua bruciata e subito urlacchi all’oltraggio cercando di corsa uno straccio bagnato a sgombrare la goccia rovente che intanto dilaga cattiva sul tenero petto ustionato

rimango in ascolto / quel grido peraltro m’ha scosso / osservo che è ora di pranzo / tu indossi un vestito scollato / ti tocco sul collo / tremando ne scosto quell’umida bolla che sembra vapore ma è solo sudore che odora di sugo e di carne - son fatto, m’hai cotto, e senza più fiato t’afferro, spegnendo d'urgenza la fiamma nell'unico modo che posso..eetciuuù eetciuuù!

(da Sacripante! n.4/sensi)

 

di SENZAQUALITA | 13:53 | commenti (8)
sacripante